Le scelte del cibo che arriva in tavola determinano le condizioni degli animali negli allevamenti. Gli allevamenti intensivi sono nati nella seconda metà del ventesimo secolo e si sono sviluppati sempre più, parallelamente alle crescita del consumo dei prodotti di origine animale, carne, latte, formaggi, salumi, pesce. Il consumo attuale, in tonnellate è di circa 115 milioni di carne suina (Fonte Assica), 126 di carni avicole (Fao), e 75 di carne bovina (Fao), 79 milioni circa da pesci pescati e 88 milioni circa da acquacoltura (FAO). La maggioranza delle carni mangiate arriva da allevamenti intensivi.
Gli allevamenti intensivi concentrano un grande numero di animali in spazi ristretti, alimentandoli soprattutto con cereali e mais per fornire più calorie e quindi energia e accelerare le fasi vitali, produzione di latte e uova, numero di figli, crescita del peso, perché l’indirizzo fondamentale della zootecnia moderna è la richiesta di una maggiore produttività per ottenere un maggiore guadagno.
La trasformazione della zootecnia è stata indotta dalla selezione genetica spinta che ha permesso la trasformazione del corpo degli animali, che ne pagano le conseguenze.
Le femmine sono stimolate a produrre intensamente figli, latte, uova con un ritmo elevatissimo e quantità notevolissime ma il fisico non può reggere e si deprime precocemente: la bovine invece di oltre trent’anni sono avviate al macello tra i 5 e i 7 anni, la scrofe dopo 2 anni e potrebbero vivere 14 anni, le galline vivono solo un anno, ma potrebbero arrivare a 20 anni; tutte si esauriscono molto prima del tempo naturale biologico.
I maschi, ingrassati per fornire la carne, sono spinti per raggiungere nel più breve tempo possibile il peso desiderato per essere avviati al macello e il loro fisico è esausto, troppo logorato dalla pressione nutritiva e il cuore è sottoposto a uno sforzo superiore richiesta dalla mole somatica e dalla presenza di una grande quantità di grasso.
La zootecnia intensiva causa sofferenza per gli animali.
Le bovine lattifere soffrono di mastiti (infezioni delle mammelle), di zoppie per patologie del piede e dello zoccolo e di esaurimento fisico. Una conseguenza sono le precoci macellazioni.
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| Mastite acuta | Vacca esaurita. Fonte LAV |
I suini e le scrofe vivono la maggior parte della vita in gabbie che non permettono neppure di girarsi, i suini maschi vivono in box sovraffollati, anche se si rispettano le norme legislative il numero permesso non concede libertà di movimento agli animali; subiscono la castrazione e il taglio della coda senza anestesia, sono soggetti a ernie ombelicali, zoppie, traumi e lo stress causa delle aggressioni tra conviventi con ferite dolorose. (Scrofa allattante e suini all’ingrasso, fonte Enrico Moriconi)
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Galline e polli
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| Fonte Enrico Moriconi | Fonte LAV |
Le galline sono confinate in spazi ridottissimi, impossibilitate ad aprire le ali, a fare piccoli voli, a raspare, fare bagni di polvere. Il taglio del becco lascia scoperti i terminali nervosi che provocano dolore.
I polli all’ingrasso crescono troppo velocemente e le ossa non riescono a reggere il peso del corpo per cui si fratturano e si deformano spontaneamente, nei capannoni sono stipati con poco spazio per muoversi e senza potere fare bagni di polvere. Si sviluppano lesioni alle zampe e sul ventre per la permanenza sulla lettiera, non rinnovata, intrisa di feci e urine.
Acquacoltura: i pesci, dimenticati, sono ammassati in numeri altissimi nelle vasche sia in acqua dolce sia in mare, sono attaccati da batteri e funghi che si moltiplicano su di loro. Per lo stress si attaccano tra di loro procurandosi ferite ma anche le reti dei recinti, corrose dall’acqua e deteriorate, li feriscono. La loro macellazione avviene in una poltiglia di acqua e ghiaccio e può durare fino a 40 minuti.
Le conseguenze negative sono connesse con l’allevamento, anche rispettando le leggi la sofferenza è inevitabile per gli animali.
Inoltre il mantenimento in spazi limitati impedisce il comportamento etologico e causa stress e quindi sofferenza: il movimento è impedito, gli animali non possono soddisfare il bisogno di esplorazione, quello sociale è stravolto perché i gruppi sono formati artificialmente con animali di provenienze diverse, il gioco, importante, è impossibilitato. Le abitudini proprie di ogni specie sono vietate.
Inoltre, la spinta produttiva facilita la violazione delle norme di tutela, le investigazioni rivelano che il maltrattamento è molto facile, il personale è poco numericamente per risparmiare risorse e gli addetti, sotto pressione, trattano gli animali con rudezza, colpendoli e procurando traumi, con maneggiamenti violenti e dolorosi.
Non meno gravi sono le ricadute generali della zootecnia intensiva.
L’inquinamento ambientale è altissimo e le emissioni di gas a effetto serra superano quelle generate dai trasporti su strada (Fonte FAO).
Il consumo dei cereali è altissimo: più del 40% dei cereali e del mais serve per alimentare gli animali.
Un chilo di carne Bovina richiede 15.000 litri di acqua, uno di carne suina 4.300 (3° Forum Mondiale dell’acqua.
La carni insaccate sono classificate cancerogene dall’OMS e quelle rosse a rischio.
La terra è limitata la scelta di pensare a una zootecnia che offra quantità sempre maggiori di proteine animali è folle e pericolosa e comporta una sofferenza sempre maggiore per gli animali come anche un pericolo crescente per la sicurezza delle persone stesse in termini di pericolo ambientale e di salute. Occorre cambiare registro: la soluzione dev’essere quella di mangiare meno prodotti di origine animali, sponsorizzare diete vegane e vegetariane.





