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Gli Ogm provocano il cancro.
Enrico Moriconi novembre 2012
L'equipe del Prof. Seralini dell'Università di Caen ha nutrito, per due anni, ratti con mais transgenico NK-603 (autorizzato in Europa) e ha rilevato una frequenza di insorgenza di tumori di ben cinque volte superiore rispetto ai controlli, che non assumevano tale cibo. Come era logico attendersi, sono state sollevate molte  polemiche. Da parte di altri ricercatori è stato affermato che la ricerca era limitata come numero (gruppi di dieci topi per sesso, invece di 50); l'Efsa ha stigmatizzato la pubblicazione del lavoro; è stato contestato il finanziamento privato, tra l'altro dalla Fondazione Ceres, e qualcuno ha pure criticato il fatto che l'operazione sia stata oggetto di riprese filmate e di un libro.
 In una intervista Seralini ribatte con argomenti sensati dicendo che la sua equipe era conscia che il numero di ratti non era elevato ma che comunque è lo stesso utilizzato in tutte le ricerche tossicologiche. Inoltre, sostiene, il loro lavoro può servire a promuoverne altri con un maggior numero di soggetti coinvolti che dovrebbe essere finanziato con risorse pubbliche. Perché, si chiede, invece di contestare, l'Efsa non si fa carico di spingere i governi a finanziare ricerche pubbliche e indipendenti? La ricerca evidenzia un problema che potrebbe essere molto grave, le autorità pubbliche invece di schierarsi a difesa dei produttori dovrebbero pensare maggiormente alla tutela della salute pubblica.
Finora le autorizzazioni all'utilizzo dei vegetali (e degli animali, ndr) geneticamente modificati sono concesse sulla base delle ricerche (interessate) effettuate dalle stesse  imprese produttrici. L'Efsa, contesta Seralini, non si comporta da ente indipendente che ha a cuore la salute dei cittadini; le persone che saranno chiamate ad esprimersi sul suo lavoro, sono le stesse che, sulla base delle prove fornite dai produttori, ne hanno ammesso la libera circolazione: come potrebbero smentirsi? Relativamente poi al clamore pubblicitario, il film e il libro, il ricercatore afferma che negli Stati Uniti il lavoro è stato recepito e studiato senza polemiche collaterali e il finanziamento privato dipende dal fatto che dopo la questione "mucca pazza" le ditte del settore alimentare sono interessate alle eventuali conseguenze dei loro prodotti. Infine alla domanda sul perché negli animali d'allevamento, che già da tempo sono nutriti con soia  e mais modificati, non si sviluppano forme tumorali, risponde che non solo non esistono registri delle forme di cancro in ambito veterinario, e anche in campo umano sono molto difformi e non generalizzate, ma occorre ricordare come gli animali d'allevamento sono uccisi molto presto e che quindi è difficile che si sviluppino forme tumorali. Seralini sostiene che il significato della ricerca sta proprio nell'allarme che lancia, in quanto si tratta della prima dimostrazione della correttezza dei timori sugli Ogm avanzati da molti studiosi sulla base di un ragionamento logico-scientifico, il pericolo di scatenare conseguenze incontrollabili introducendo molecole pericolose all'interno del nucleo responsabile della replicazione cellulare. Modificando le dinamiche cellulari non si può escludere che le cellule inizino a riprodursi senza freni, meccanismo che è alla base del cancro.
 E' altresì importante che il Prof. Seralini suggerisca ai governi di richiedere un piccolo contributo ai produttori di Ogm per finanziare le ricerche indipendenti sulla valutazione della pericolosità dei prodotti perché sostiene che non è giusto che tali ricerche siano pagati dalle tasse contribuenti che si dovrebbero far carico di tutelare la salute a loro spese mentre chi la potrebbe mettere a rischio ha solo dei guadagni.
 La ricerca sottolinea come si sia concessa la libera circolazione di alcuni prodotti Ogm modificati, e si stia discutendo sulla carne di animali modificati, senza prima aver acquisito una vera sicurezza di innocuità.
Purtroppo si deve rilevare come per la ricerca si siano sacrificati tanti topi, ma finchè non cambierà il modo di approccio scientifico a questi argomenti gli esperimenti con gli animali non saranno sostituiti. Merita ancora sottolineare che si adottasse il principio di precauzione, per cui non ci si basa solo sulla sperimentazione prima di concedere la diffusione di un prodotto, si tutelerebbe la di più la salute umana e si eviterebbe il sacrificio degli animali.


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