Il trattato di libero scambio Usa Eu - enricomoriconiNews

Loading
Loading
Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il trattato di libero scambio Usa Eu

Siti da visitare

Il trattato di libero scambio Usa Eu: opportunità o truffa? Enrico Moriconi
Iniziamo dalla fine: gli interessati fautori dell'accordo sparano cifre esorbitanti: il trattato darà alla popolazione del mercato transatlantico un aumento di ricchezza di 3 centesimi pro-capite al giorno… a partire dal 2029, lo stesso documento,però, valuta ad appena 0,06% l’aumento del prodotto interno lordo (Pil) in Europa e negli Stati uniti in seguito all’entrata in vigore del Ttip.  In verità l'accordo sarà una manna per le multinazionali che potranno citare in giudizio, in tribunali appositi, i singoli stati che eventualmente si opponessero ai loro prodotti per sicurezza sanitaria, ad esempio, come avviene in Europa dove non sono ancora stati totalmente liberalizzati gli Ogm o gli ormoni usati negli allevamenti Usa.
Se si guarda il campo di intervento del trattato si comprende ancora di più l'interesse delle multinazionali: sicurezza degli alimenti, norme sulla tossicità, assicurazione sanitaria, prezzo dei medicinali, libertà della rete, protezione della privacy, energia, cultura, diritti d’autore, risorse naturali, formazione professionale, strutture pubbliche, immigrazione, tutto questo rientrerà nel Ttip.
Anche se i giornalisti sono generalmente proni al volere delle lobby economico-finanziarie, tuttavia coloro che stanno trattando concordano sulla necessità di una certa “segretezza” così l'ex ministro del commercio statunitense, Ronald Kirk ha ammesso che vi è un interesse nel “mantenere un certo grado di discrezione di confidenzialità”, sottolineando che l’ultima volta che la bozza di un accordo in corso di formalizzazione è stata resa pubblica, i negoziati sono falliti – un’allusione alla Zona di libero scambio delle Americhe (Ftaa), versione estesa dell’Accordo di libero scambio nordamericano (Nafta). Il progetto, difeso accanitamente da George W. Bush, fu svelato sul sito internet dell’amministrazione nel 2001.
Naturalmente non si può non essere d'accordo con la senatrice Elizabeth Warren la quale ribatte che un accordo negoziato senza alcun esame democratico non dovrebbe mai essere firmato.
Si comprende bene perchè è bene sottacere i dati del trattato, in quanto i politici eletti nelle singole amministrazioni da quelle nazionali a quelle locali avranno un po' meno di libertà nel decidere e deliberare, dal momento che il trattato sarà un documento di importanza superiore, nei campi nei quali è attivo, cioè praticamente tutti, delle singole leggi nazionali e internazionali.
Se non si rispetta il trattato scatta la denuncia della multinazionale, i giudici appositamente nominati  sentenzieranno a favore del privato, e i soldi pubblici di tutti andranno a pagare multe che finanziano il privato. La novità introdotta dal Ttip consiste nel permettere alle multinazionali di denunciare a loro nome un paese firmatario la cui politica avrebbe un effetto restrittivo sulla loro vitalità commerciale. Sotto un tale regime, le aziende sarebbero in grado di opporsi alle politiche sanitarie, di protezione dell’ambiente e di regolamentazione della finanza attivate in questo o quel paese reclamando danni e interessi davanti a tribunali extragiudiziari. Composte da tre avvocati d’affari, queste corti speciali rispondenti alle leggi della Banca mondiale e dell’Organizzazione delle Nazioni unite (Onu) sarebbero abilitate a condannare il contribuente a pesanti riparazioni qualora la sua legislazione riducesse i «futuri profitti sperati» di una società.
Già adesso, negli Usa, 400 milioni di dollari sono passati dalle tasche del contribuente a quelle delle multinazionali a causa del divieto di prodotti tossici, delle normative sull’utilizzo dell’acqua, del suolo o del legname ecc.
E' strano che i giornalisti fustigatori di costumi non siano preoccupati del precipizio che si apre sul fronte della democrazia: che senso avrebbe eleggere amministratori pubblici se il loro margine decisionale è minimo? Il trattato è l'applicazione delle teorie che prevedono nel futuro un governo politico direttamente gestito dalle multinazionali.
E i tribunali? gli avvocati che compongono questi tribunali non devono rendere conto a nessun elettorato. Invertendo allegramente i ruoli, possono sia fungere da giudici che perorare la causa dei loro potenti clienti. Quello dei giuristi degli investimenti internazionali è un piccolo mondo: sono solo quindici a dividersi il 55% delle questioni trattate fino a oggi. Evidentemente, le loro decisioni sono inappellabili.
Per capire gli interessi delle multinazionali, si devono considerare i numeri e constatare che sul suolo statunitense sono presenti tremilatrecento aziende europee con ventiquattromila filiali, ciascuna delle quali può ritenere di avere buone ragioni per chiedere, un giorno o l’altro, riparazione per un pregiudizio commerciale. Un tale effetto a cascata supererebbe di gran lunga i costi causati dai trattati precedenti. Dal canto loro, i paesi membri dell’Unione europea si vedrebbero esposti a un rischio finanziario ancora più grande, sapendo che 14.400 compagnie statunitensi dispongono in Europa di una rete di 50.800 filiali. In totale, sono 75.000 le società che potrebbero gettarsi nella caccia ai tesori pubblici.
Ufficialmente, questo regime doveva servire inizialmente a consolidare la posizione degli investitori nei paesi in via di sviluppo sprovvisti di un sistema giuridico affidabile; esso avrebbe permesso di fare valere i loro diritti in caso di esproprio, però è difficile parificare Eu e Usa ai paesi africani o sud americani.
In verità se si osserva quanto già avviene si appura facilmente l'interesse delle multinazionali.
Ad esempio recentemente società europee hanno avviato cause contro l’aumento del salario minimo in Egitto o contro la limitazioni delle emissioni tossiche in Perú, dato che il Nafta serve in quest’ultimo caso a proteggere il diritto a inquinare del gruppo statunitense Renco . Un altro esempio: il gigante delle sigarette Philip Morris, contrariato dalla legislazione antitabacco dell’Uruguay e dell’Australia, ha portato i due paesi davanti a un tribunale speciale. Il gruppo farmaceutico americano Eli Lilly intende farsi giustizia contro il Canada, colpevole di avere posto in essere un sistema di brevetti che rende alcuni medicinali più accessibili. Il fornitore svedese di elettricità Vattenfall esige diversi miliardi di euro dalla Germania per la sua «svolta energetica», che norma più severamente le centrali a carbone e promette un’uscita dal nucleare.
E' normale che il Tabc, un raggruppamento di ricchi imprenditori, sia impegnato in un “dialogo” altamente costruttivo tra le élite economiche dei due continenti, l’amministrazione di Washington e i commissari di Bruxelles e che spinga per un accordo di questo genere.
Le multinazionali stanno già dimostrando i loro interessi legati al trattato, i primi obiettivi sono liberalizzare in Europa come già avviene negli Usa sia i prodotti Ogm sia gli ormoni negli allevamenti zootecnici oppure le disinfezione della carne di pollo con il cloro.
Anche la privacy può ostacolare il commercio? Secondo le multinazionali si: “l’accordo dovrebbe cercare di circoscrivere le eccezioni, come la sicurezza e la privacy, al fine di assicurarsi che esse non siano ostacoli indiretti al commercio”. Anche le leggi sul clima possono danneggiare i commerci: l’organizzazione Airlines for America (A4A), ha steso una lista di “regolamenti inutili che portano un pregiudizio considerevole alla [loro] industria” e che il Ttip, ovviamente, ha la missione di cancellare. Al primo posto di questa lista compare il sistema europeo di scambio di quote di emissioni, che obbliga le compagnie aeree a pagare per il loro inquinamento a carbone. Bruxelles ha provvisoriamente sospeso questo programma; A4A esige la sua soppressione definitiva in nome del “progresso”.  
Certo non poteva essere immune l'alta finanza: nonostante gli aiuti e i denari pubblici erogati, infastidiscono le regole, seppure molto blande, che gli Usa i sono dati. Con il trattato si vuole impedire qualsiasi attività di regolamentazione dell’industria finanziaria, chiedendo di levare tutti i paletti in materia di investimenti a rischio e di impedire ai governi di controllare il volume, la natura e l’origine dei prodotti finanziari messi sul mercato. Sono soprattutto le banche tedesche a spingere questa richiesta. Tra le più attive la Deutsche bank, che ha  ricevuto nel 2009 centinaia di miliardi di dollari dalla Federal reserve statunitense in cambio di titoli addossati a crediti ipotecari, per la quale la regolamentazione Volcker, chiave di volta della riforma di Wall street, sovraccarica un “peso troppo grave sulle banche non statunitensi”.
Insurance Europe, punta di lancia delle società assicurative europee, dal canto suo auspica che il Ttip “sopprima” le garanzie collaterali che dissuadono il settore dall’avventurarsi negli investimenti ad alto rischio.
Da parte degli Usa, si spera soprattutto che il Ttip affossi davvero il progetto europeo di tassare le transazioni finanziarie. La questione pare essere già intesa, dal momento che la stessa Commissione europea ha giudicato tale tassa non conforme alle regole del Wto.
Però il Ttip agirà anche sui settori pubblici importanti:  sanità, energia, educazione, acqua e trasporti saranno progressivamente sottratti al potere decisionali degli stati e quindi delle comunità.
Anche l'immigrazione sarà interessata: le persone sono un servizio da vendere , a svantaggio degli altri. Solo in Italia investitori miopi non hanno capito che milioni di poveri sono manodopera a basso prezzo che permetterebbe di sostenere la concorrenza cinese.
Perchè i politici europei accettano un accordo esiziale per comunità che hanno un senso della democrazia diverso da quello statunitense ? A Washington pensano che i dirigenti europei siano pronti a qualunque cosa per ravvivare una crescita economica moribonda, anche a costo di rinnegare il loro patto sociale. Cioè la favola della svolta economica promessa dal Ttip ha  maggior peso del timore di uno scisma sociale, perchè non possono non sapere che la scopo del Ttip non è alleggerire i vincoli doganali, comunque insignificanti, ma di imporre “l’eliminazione, la riduzione e la prevenzione di politiche nazionali superflue”, dal momento che viene considerato “superfluo” tutto ciò che rallenta la circolazione delle merci, come la regolazione della finanza, la lotta contro il riscaldamento climatico o l’esercizio della democrazia.  





 
Torna ai contenuti | Torna al menu