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Di nuovo le farine di carne in tavola.
Le farine di carne saranno riammesse nell'alimentazione degli animali?

Il condizionale  è d'obbligo, in quanto la decisione finale non è ancora stata presa, ma, a settembre, il Parlamento europeo potrebbe votare per cancellare entro la fine del 2012 il divieto assoluto delle proteine animali. Dall'inizio del 2013, quindi, la distribuzione delle farine dovrebbe essere consentita negli allevamenti di maiali, pollame e pesci. Sarebbero esclusi i ruminanti, i cavalli e i conigli.
Poiché la memoria è corta è bene ricordare che la sindrome della “mucca pazza” (encefalite spongiforme bovina) è nata nel 1986 nei bovini e nel 1996 è passata all'uomo e finora ha riguardato 190mila casi accertati nel mondo nei bovini e 225 morti ufficiali per la sua variante che attacca l'uomo. Due decessi furono registrati anche in Italia.
Il motivo risiede nel fatto che la convinzione scientifica è che la sindrome si sia verificata non per motivi di cannibalismo ma perchè erano state trasformati in farine le pecore morte  per la scrapie e la Tatcher aveva acconsentito alle richieste dei produttori di ridurre ad un solo passaggio nei forni, invece di due, del materiale da ridurre in farina.  Proprio perchè finora la sindrome ha colpito solo bovini e ovini l'Unione Europea dovrebbe mantenere il divieto assoluto per le farine dei ruminanti e mettere una regola di precauzione per cui le farine di una specie non potranno essere usate nella stessa, cioè, ad esempio, i suini non potranno essere alimentati con farine di maiale.
I commenti sul fatto sono molteplici. Innanzi tutto si dimostra ancora una volta la forza lobbistica delle industrie produttrici che hanno superato le resistenze delle autorità sanitarie. Anzi, poichè queste si sono lasciate convincere, sorge il sospetto che i responsabili sanitari non siano poi così integerrimi e irremovibili sulle loro posizioni.
Una decisione tutto sommato accettabile è che si eviti l'utilizzo dei ruminanti, finora serbatoio della BSE. Al contrario può preoccupare che si dia per scontata l'assenza della sindrome in altre specie, ad esempio i suini che sono molto simili all'uomo, tanto da venir  usati come modello per gli esperimenti sul trapianto di organi. Se è vero che la BSE non si è mai riscontrata in quella specie, è altrettanto vero che è quasi impossibile vederla, perchè i maiali hanno una vita troppo breve, ma ciò non toglie che potrebbero ospitare l'agente infettante. Non si considerino poi i polli che nei 40 giorni circa di vita non possono certo manifestare alcunchè.
Il sospetto da formulare è che la vera ragione della reintroduzione delle farine di carne vada ricercata altrove: non possiamo buttare via tutti gli animali morti perchè a quel gran numero di animali che si continuano ad allevare bisogna pur dare qualcosa da mangiare. In attesa
di metterci noi a mangiare vermi e insetti, come ripetutamente e periodicamente ormai  viene suggerito dagli organi di comunicazione, è bene che non si sprechi nulla per mantenere gli allevamenti intensivi.






 
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