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La Cia Craxi e Mani Pulite
Il popolo viene normalmente tenuto all'oscuro delle trame che si svolgono nei piani alti del potere, e quindi per conoscere la realtà vale di più analizzare i fatti senza fidarsi delle interpretazioni che danno gli organi di informazione che, vuoi per servile obbedienza ai potenti vuoi per interesse personale, si inchinano riverenti ai governi e trascrivono le veline in arrivo. Perché dopo  venti anni si deve riaprire la discussione su Tangentopoli? Perché gli italiani non si sono chiesti subito come mai erano passati più o meno indenni scandali su scandali e proprio su Tangentopoli doveva finire Craxi e il CAF (Craxi Andreotti Forlani)? Non che ci sia da rimpiangerlo.
Poteva essere abbastanza comprensibile che fosse avvenuto un qualcosa di diverso, e quel qualcosa era la necessità per il Governo Usa di far dimettere Craxi dopo lo sgarbo che questo aveva fatto, non solo a Regan ma anche alla Tatcher. Lo sgarbo degli sgarbi si era consumato a Sigonella. Riassumendo, i dirottatori dell'Achille Lauro in una fase delle trattative in Egitto erano stati raggiunti da Abu Abbas, il quale, per gli Usa, non era un mediatore ma l'organizzatore dell'azione che era stata interrotta per un caso (o forse per intervento della Cia stessa). Quando dopo varie vicissitudini l'aereo con i dirottatori era atterrato a Sigonella, scortato dai caccia Usa, Craxi aveva rifiutato di consegnare dirottatori e Abbas agli Usa e si era creata una situazione da film: sull'aereo a terra erano intervenuti Carabinieri e Polizia italiani, attorno ai quali si erano posizionati i Marines statunitensi a loro volta circondati da altri militari dei reparti speciali italiani.
Alla fine, dopo un feroce scontro con Regan,  Craxi aveva avuto ragione ma il suo puntiglio di difendere un diritto internazionale – la nave era italiana e quindi i dirottatori dovevano essere giudicati dagli italiani – gli è costato il carcere e l'esilio. La superpotenza Usa non tollera che un suddito qual è l'Italia si opponga al suo volere  ed infatti D'alema – a suo tempo - si è subito affrettato a  consegnare Ocalan alla Turchia. Craxi non pensava che Regan arrivasse a tal punto: nonostante l'atlantismo sempre difeso e accettato, gli Usa avevano le carte giuste in mano per “licenziarlo”.  Neppure Craxi stesso poteva immaginare quello che sarebbe successo, le sue parole su Mario Chiesa (“un mariuolo”) sono quelle di una persona che pensa di poter arginare lo scandalo senza grandi problemi. Poi sappiamo com'è andata a finire ma non possiamo non pensare che dietro a tutta  la vicenda non ci sia stata la mano occulta della Cia ad aiutare magistrati italiani che, in altre circostante, non sono stati in grado di portare alla fine processi molto più semplici e con molte prove disponibili  carico degli indagati.
Adesso hanno certamente ragione Stefania Craxi, Cirino Pomicino, De Michelis e quanti altri dicono che occorre riesaminare il periodo di Mani pulite. Anche perché da quella stagione non è uscita un'Italia migliore ma solo un'Italia più stracciona eticamente, dominata da un personaggio come Berlusconi che oltre a farsi gli affari suoi, esattamente come Craxi Andreotti e Forlani, ha devastato il senso sociale civile e morale degli italiani e ha lanciato in politica un personaggio come Di Pietro, buono solo a dire il contrario di quello che dicono gli altri.



 
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