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Cambiamento climatico e crisi alimentare

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Cambiamento climatico e crisi alimentare
Nei documenti di preparazione della conferenza “Hunger,Nutrition, Climate Justice 2013”, che si terrà prossimamente in Irlanda, non a caso nazione che nel passato ha patito crisi di fame gravissime, si riportano alcuni dati. Nel mondo quasi un miliardo di persone soffre la fame, soprattutto donne e bambini. Un bambino su tre cresce senza gli elementi nutritivi di cui ha bisogno per combattere le malattie e sviluppare il proprio potenziale. Con il cambiamento climatico la situazione peggiorerà sensibilmente. Un recente rapporto della Commissione sulla Sicurezza Alimentare  Mondiale ha sottolineato che il cambiamento climatico modificherà, in maniera significativa, la quantità  e la qualità del cibo, con conseguenze potenzialmente devastanti  per chi è più a rischio fame. Il rapporto, inoltre, avverte che il cambiamento climatico potrà ridurre la capacità delle perosne di gaudagnarsi da vivere e di avere abbastanza cibo per sé e per la propria famiglia.  In molte aree del mondo 4 persone su 5 sopravvivono grazie all'agricoltura. Questi contadini, la maggior parte sono donne, vivono in regioni in cui anche il più piccolo cambiamento climatico mette a rischio  la sopravvivenza. I loro sistemi di coltivazione si sono adeguati alle condizioni che si sono standardizzate nel corso del tempo, però con i cambiamenti climatici sono diventate più gravi sia le siccità sia le inondazioni, per cui diventa più difficile riuscire a mantenere i livelli produttivi e la loro sopravvivenza è più a rischio, perchè calano le coltivazioni, manca l'alimento per il bestiame e anche la pesca è più scarsa.
Nel 2050, con una popolazione stimata di 9 miliardi di individui, ci sarebbe bisogno di aumentare la produzione agricola del 60 per cento per avere cibo sufficiente,. Però il cambiamento climatico porterebbe siccità e degrado di terreni (inaridimento e salinizzazione per troppa concimazione e irrigazione) con conseguente riduzione di un quarto della produzione di cibo, creando nuovi milioni di poveri e di affamati, e il cibo  prodotto deve essere non solo sufficiente ma anche nutriente..
La Conferenza irlandese si terrà per interessamento del governo irlandese e la Fondazione Mary Robinson “Giustizia climatica” una conferenza internazionale per discutere i problemi citati; la conferenza si intitola “Hunger,Nutrition, Climate Justice 2013”.
Le intenzioni sembrano buone, però si deve sempre prestare attenzione alle soluzioni proposte. Spesso sono queste le occasioni per rilanciare le coltivazioni OGM come mezzo per produrre di più e turlupinare milioni di persone che ci credono. Le coltivazioni OGM dove sono state diffuse non hanno portato ad un aumento della produttività dei terreni ma ad un aumento delle concimazioni e dell'uso dei fitofarmaci con guadagno per le multinazionali della chimica e spese crescenti per gli agricolt6ori.
Le prime considerazioni sembrano al momento interessanti, in quanto si punterebbe sulla valorizzazione dell'individuo e delle coltivazioni tradizionali.
La soluzione non può che essere quella unita ad un revisione del rapporto tra agricoltura e zootecnia.
E' impensabile e pure folle pensare ad aumentare ancora la zootecnia come pure sostiene la stessa Fao per accrescere le possibilità di nutrizione, bensì si deve ridurre l'allevamento e destinare i cereali e altri vegetali direttamente alle persone. Chi propone lo sviluppo dell'allevamento deve spiegare come potrà farvi fronte visto che già ora la metà circa dei cereali prodotti è destinata agli animali che sono cibo quotidiano solo per 4 circa 1,5 miliardi di persone. A ciò si dive aggiungere che sperare di aumentare la produttività dei terreni oltre quanto già si  ottiene è velleitario e impossibile, e non vi sono più terre da convertire all'agricoltura, a meno di distruggere tutte le foreste pluviali ancora in piedi, fatto che però farebbe precipitare il cambiamento climatico e indurrebbe un circuito assolutamente incontrollabile che porterebbe ad un ciclo di siccità e inondazioni che farebbe precipitare la produzione agricola.
Insomma qualcuno si sta accorgendo che per quanto riguarda l'alimentazione umana si sta arrivando ad un punto critico assolutamente pericoloso e che occorre intervenire.
Si può solo sperare che lo si capisca al più presto e si prendano decisioni adatte e non favorendo solo le multinazionali della chimica che, come sempre in regimi capitalistici, sono pronte a trarre i massimi profitti per loro anche se ciò significherebbe una catastrofe mondiale.

 
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