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Conferenza Rio più dieci.

Pubblicato da enrico moriconi in ecologia/sociale · 21/6/2012 20:47:47

Conferenza Rio più dieci.
Il summit di Johannesburg si è chiuso con poche speranze per gli ambientalisti. Se Rio poteva aver lanciato un segnale di attenzione del mondo produttivo e politico per le tematiche ambientali e socio ambientali l’ultimo vertice denuncia un arretramento preoccupante. Il dato politico reale è che gli accordi già trattati possono essere rinegoziati in peggio riducendo gli impegni che si erano assunti. Neppure la sottoscrizione del protocollo di Kyoto da parte di Russia  e Cina rappresenta un esito particolarmente felice in quanto poteva essere adottato in qualsiasi altro momento e il fatto che lo si sia annunciato a Johannesburg significa solamente che si è trattato di una scelta ad arte per non chiudere il vertice senza alcun risultato positivo.
Per questo non si può dire che il summit abbia creato le basi per un futuro sostenibile in quanto gli elementi fondamentali, dall’accesso gratuito all’acqua per i poveri alle priorità politiche della difesa dell’ambiente, la tutela della biodiversità, l’accettazione del principio di precauzione sono stati tutti formulati in maniera poco chiara e senza prevedere periodi certi per il loro raggiungimento.
Il summit ha denunciato un altro problema, quello della rappresentatività delle organizzazioni non governative. Si tratta di un film già visto molte volte, con decisioni che passano al di sopra della volontà e delle osservazioni che vengono fatte da altre voci.  A Johannesburg si è percepita la separazione anche fisica tra la società civile e le ong, come ha rilevato lo stesso Hannan, e le istituzioni. Le proposte e le idee elaborate a Nasrec, dove appunto si svolgeva quello che era stato definito come il contro vertice, faticavano o non giungevano a Standton, luogo del vertice ufficiale.
In sintesi gli accordi sanciscono che in campo energetico si riduce l’originario obiettivo di una produzione di 15 % di energia rinnovabile entro il 2010 per una formula generica di incremento delle stesse. Così per quanto concerne l’acqua viene posto l’obiettivo di ridurre il numero di persone che non hanno accesso, circa 1 miliardo, ad almeno la metà nel 2015 e si è ammessa l’importanza di collegare questo problema con quella della raccolta degli scarichi. Però il piano non indica gli strumenti per raggiungere questo obiettivo, soprattutto lascia liberi i paesi singoli di sottoscrivere accordi bilaterali che consentono la possibilità della distribuzione privata. Non viene detto chiaramente che quelli che non hanno acqua oggi devono averne una certa quantità gratuita e non a pagamento e non  viene garantito lo status di acqua come bene pubblico.
Sulla biodiversità la conclusione è negativa in quanto viene ridotta la portata dell’accordo dell’Aia che parlava della necessità di dimezzare il ritmo delle estinzioni delle specie animali e vegetali entro il 2010 per puntare solo ad una riduzione senza dare termini di tempo.
Tra gli  altri elementi che appaiono negativi vi è la non previsione di incrementare i fondi per la lotta all’Aids e che il Piano di indirizzo politico di Rio è stato riscritto, puntando non su una linea di indirizzo generale bensì sulla costruzione di programmi e progetti,  che però difficilmente avranno la forza di dar luogo ad uno scenario generale.
Un altro punto controverso è stato l’accordo di minima che parla di procreazione e salute della donna senza accennare al controllo delle nascite per non urtare le religioni.
Un accenno a parte meritano le politiche sull’agricoltura in quanto è stato ribadito l’impegno di Doha di eliminare i sussidi all’agricoltura nei paesi ricchi, perché in quelli poveri il Fmi lo impone già. Però i G77, i paesi poveri, avrebbero voluto un linguaggio più incisivo per aiutare i paesi poveri ad esportare, perché la situazione attuale continua a penalizzare le agricole dei paesi più poveri rispetto a quelli occidentalizzati. Inoltre non sono stati presi seri impegni sulle biotecnologie anzi gli Usa hanno sostenuto che la lotta alla mancanza di cibo passa obbligatoriamente attraverso l’applicazione delle biotecnologie in agricoltura. Questo deve preoccupare il mondo che si dedica all’agricoltura biologica in quanto rischia di deprimere il settore a scapito delle nuove tecnologie.  







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