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Il Piano Sanitario del Piemonte: tagli inutili per contenere la spesa.

Pubblicato da enrico moriconi in sociale · 24/4/2012 07:50:35

Il Piano Sanitario del Piemonte: tagli inutili per contenere la spesa.
Un Piano che procede in una direzione errata e poco virtuosa.
La gestione della sanità in Italia, con l'avvio del Servizio Sanitario Nazionale, ha sempre macinato debiti con aumento delle spese di pari passo con sprechi e tangenti varie. Per correggere la deriva, si è assistito al tentativo, spesso solo fittizio, di imporre dei limiti di spesa che hanno portato al taglio di alcuni costi, ma soprattutto alla diminuzione del livello dei servizi. Anche il nuovo piano sanitario del Piemonte non si discosta da tale indirizzo e occorre dire che in questa direzione si sono mosse le amministrazioni di centro destra e di centro sinistra. L'unica differenza, anche se non da poco, è che almeno il centro sinistra non ha investito negli orologi di Ghigo...
Chiunque abbia un minimo di esperienza nel bilancio della sanità  sa che le voci più pesanti sono, nell'ordine, gli stipendi dei dipendenti, i farmaci, la gestione delle apparecchiature tecnologiche e le tariffe pagate agli specialisti.
Gli stipendi sono oggetto di una contrattazione nazionale e pertanto la loro voce è facilmente controllabile, laddove non si prendano decisioni sbagliate o clientelari come creare  molti dirigenti di secondo livello, quelli che una volta erano primari, oppure direttamente assumere più personale di quello che serve. Su questo il piano sanitario opera come altri in precedenza tagliando i posti di lavoro direttamente a contatto con le persone, medici di primo livello, infermieri, operatori sanitari.
E per ottenere un qualche risultato, taglia molti posti di lavoro, cioè diminuisce il livello dell'assistenza assicurata ai cittadini.
Sulla spesa farmaceutica pesa l'incremento dei costi delle medicine operato dalle multinazionali del farmaco, spesa che si potrebbe contenere favorendo una maggiore responsabilizzazione sia dei medici di famiglia sia degli ospedalieri. Invece si taglia orizzontalmente su tutto, dal farmaco salvavita, che viene lesinato, ai presidi meno importanti.
Più problematico il discorso sulle tecnologie. La medicina dipende sempre più da loro; il medico, un poco per tutelarsi un poco per comodità, demanda sempre più la decisione alla macchina: che sia la Tac o la Pec a fare la diagnosi, nessuno potrà farle causa. Chi costruisce le “macchine” ringrazia, perché sostituisce il vecchio strumento con un nuovo, più caro, a suo piacimento; gli acquirenti, cioè gli ospedali, sono già garantiti. Non esiste nessuna attività nella quale il mercato è così garantito. Se poi, come spesso avviene, gli ospedali sono costruiti anche con - pochi - soldi dei privati, è a questi ultimi che viene data in appalto la gestione delle apparecchiature, come ricompensa: in tal caso il pubblico è destinato a sborsare denaro in quantità crescente perché più si fanno funzionare gli apparecchi più il privato guadagna (e il pubblico spende). Qualcuno inizia ad accorgersene, infatti la Gazzetta del Mezzogiorno ha titolato “A Bari più che i malati la Pec “cura” le imprese”...  Sull'utilizzo della tecnologia il nuovo piano, come quello vecchio, non dà indicazioni di uso corretto...
La Specialistica convenzionata, ovvero le parcelle per gli specialisti (Ginecologi, Internisti, Chirurghi, Ortopedici, ecc.) che effettuano visite su richiesta dei medici di base, avrebbe bisogno anch'essa di indicazioni per un uso più mirato, e utile, di risparmio.
Infine si devono considerare gli elementi di crescita fisiologica della spesa, sia lo svilupparsi di patologie proprie degli stili di vita attuali, quali obesità, depressione, forme autoimmuni, forme tumorali sia l'invecchiamento della popolazione e la conseguente maggiore medicalizzazione degli ultimi anni di vita.
A tutto ciò si deve aggiungere che il contenimento delle spese è un obiettivo che può essere condivisibile, nell'ottica di ridurre gli sprechi, se però non si penalizza il servizio pubblico. La necessità di risparmiare è imposta dalle modalità del finanziamento nazionale. Dopo gli anni del pagamento a piè di lista, con cui si compensava qualsiasi spreco regionale, adesso si stabiliscono dei tetti di spesa che di anno in anno vengono ridimensionati; non vi è da stupirsi se, come sempre, vi sono figli e figliastri, per cui alcune regioni sono trattate meglio, Lombardia in primis, di altre. Con il nuovo sistema le regioni devono integrare i fondi statali se non sono sufficienti e nello specifico la Regione Piemonte, se  continuasse a dover integrare al ritmo di  qualche anno fa,  avrebbe ben presto esaurito l'intero ammontare delle risorse disponibili, non potendo più intervenire in nessun altro settore.
Il quadro generale vorrebbe che, per riuscire a contenere le spese e continuare a fornire un livello assistenziale decoroso, sarebbe necessario agire su più punti.
L'azione più virtuosa rimane la prevenzione primaria, ovvero rimuovendo quelle cause ambientali (come l'inquinamento) e sociali (che contribuiscono al degrado sella salute individuale) e coinvolgendo la popolazione nello sforzo di adottare stili di vita più consapevoli e sani: smettere o diminuire drasticamente il fumo, controllare la quantità della calorie dell'alimentazione, smettere o diminuire drasticamente l'alimentazione a  base di carne e pressochè abolire gli insaccati, (regole da anni dettate dell'Organizzazione Mondale della Sanità e dai più importanti Centri mondiali di ricerca sul cancro). Ugualmente fondamentale sarebbe il controllo delle fonti inquinanti ambientali: diminuzione e chiusura degli inceneritori, riduzione del traffico automobilistico in ambito cittadino, aumento delle aree verdi. Non sono interventi sanitari diretti ma contribuiscono a fare salute.
Sul piano del controllo diretto delle risorse non vi è altra strada che ridurre l'impatto delle voci più pesanti, ridefinendo le voci di spesa e coinvolgendo direttamente gli operatori nel perseguire indirizzi più economici senza pregiudicare la qualità dell'assistenza medica.  Proponendo solo tagli orizzontali si diminuiscono i servizi ai cittadini senza andare ad incidere sui determinanti maggiori di spesa che continuano ad agire indisturbati, così i servizi continuano a diminuire mentre le uscite aumentano, con guadagno soprattutto per  i produttori di macchinari medici e per le industrie del farmaco.
È per questo motivo di base che pressochè tutti i piani sanitari elaborati nel nostro bel paese si possono definire deficitari e inutili al fine di diminuire la spesa senza penalizzare i cittadini e che anzi peggiorano inevitabilmente la qualità del servizio e gratificano le imprese che operano nella sanità. Quando il Presidente della Regione Piemonte Cota elogia il Piano Sanitario sa benissimo di fare una vuota azione di auto glorificazione perché il Piano peggiorerà il livello dell'assistenza sanitaria senza diminuire le spese, soprattutto quelle più onerose.




LA LEGA E LA MOGLIE DI CESARE....PER NON PARLARE DELLA MINETTI

Pubblicato da enrico moriconi in sociale · 13/4/2012 19:43:15
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