L’Unione Europea, ogni tanto, ascolta i cittadini

Abolizione delle gabbie

La buona notizia è che il Parlamento europeo ha recepito la richiesta presentata con la raccolta di un milione e quattrocentomila firme per abolire l’allevamento in gabbia di suini, galline, conigli, vitelli, e altre specie. Entro il 2023 dovrà essere presentata una proposta di Direttiva che stabilisca entro il 2027 la dismissione delle gabbie in tutta l’Unione Europea.

Una prima constatazione porta a considerare che il Parlamento Europeo si è dimostrato, ancora una volta, attento ai segnali che provengono dai cittadini recependo pienamente le richieste di tutte quelle persone che avevano sollecitato un intervento nella direzione intrapresa, evidenziando una notevole divergenza con il parlamento nazionale italiano che spesso ignora non solo le raccolte firme e applica solo parzialmente gli esiti referendari.

Come normalmente avviene, l’Unione Europea prevede tempi che ritiene utili per arrivare ad un cambiamento e si deve considerare che la ristrutturazione sarà così radicale da ritenere che le tempistiche stabilite siano congrue. L’abolizione delle gabbie potrebbe infatti comportare un notevole ridimensionamento del numero di animali allevati, valutando che le gabbie permettono di raggruppare gli animali, per cui si dovrà contemporaneamente dare corso a campagne di educazione alimentare dei cittadini europei, per abituarli a diminuire drasticamente i loro consumi di alimenti di origine animale.

I prodotti di derivazione animale seguono gli stessi principi economici di qualsiasi materia prima, anche se può fare effetto chiamarli in tal modo, per cui la diminuzione dell’offerta farà aumentare il costo, con ovvie conseguenze per i bilanci familiari. L’unica alternativa è quella di diminuire allo stesso modo il consumo perché l’altra ipotesi è aumentare l’importazione da paesi extra europei che non si faranno pregare per riversare sull’Europa carni e altri prodotti ottenuti da allevamenti dove certamente gli animali sono in condizioni ben peggiori delle attuali.

Oltretutto la diminuzione del numero favorisce il contenimento dell’inquinamento derivante dagli allevamenti intensivi denunciato ormai da molti decenni.

L’abolizione delle gabbie significherà un consistente miglioramento per gli animali e sollecita una volta di più una riflessione sul ciclo vitale che tiene insieme quasi tutte le vicende umane per cui le scelte individuali e collettive determinano conseguenze sia per ogni singola persona sia per tutto l’ambiente e in questo senso si deve riconoscere un’altra positività alla decisione europea, quella di dare una indicazione pratica e reale di come si possano e si debbano affrontare le problematiche ormai in discussione in tema ambientale.

Intervenendo nel proibire l’uso delle gabbie, si può sperare, agendo in modo conseguente, di migliorare le condizioni di vita degli animali, diminuire il numero di quelli allevati e contemporaneamente di ridurre l’inquinamento ambientale.


Enrico Moriconi, medico veterinario, è Garante per i Diritti degli Animali della Regione Piemonte

2 luglio 2021